Breve storia della pubblicità: dagli strilloni e i manifesti ai gadget promozionali e i banner multimediali

Scritto da Simona

Da 25 anni aiuto le persone a scegliere il gadget personalizzato efficace. Sul sito www.tuologo.com rispondo a domande e problemi quali la scelta del gadget in base alle tempistiche dell’evento, all’originalità, al budget, al logo.

L’amata e odiata pubblicità, spesso ci fa da sottofondo quando siamo a casa, la ascoltiamo nei supermercati, la vediamo di sfuggita a bordo strada e sui giornali, salta fuori dalle pagine web con banner e pop-up, ce le troviamo nella cassetta della posta e in casa sotto forma di gadget promozionali e campioni gratuiti. Ormai ci siamo così abituati alla sua presenza costante che non ci chiediamo nemmeno più quale sia il suo scopo principale: promuovere l’acquisto di beni e servizi o l’immagine di qualcuno e qualcosa.

Ma la storia della pubblicità ha radici lontane e non è azzardato supporre che sia nata quasi in concomitanza con la capacità di parlare dell’uomo. Prima dell’arrivo di Guteneberg e la carta stampata la pubblicità era di natura prettamente orale: si potevano incontrare imbonitori, strilloni, mercanti e qualche truffatore che vantavano le qualità della propria merce. Inventavano frasi fatte che erano gli antenati dei nostri slogan, utilizzavano la persuasione come arte oratoria, erano capaci di individuare desideri e passioni dei propri clienti, senza il bisogno di esperti di marketing, ma diciamolo pure: il mercato era generoso, il target facilmente individuabile e la concorrenza meno agguerrita.

Poi con l’avvento della tipografia le cose cambiarono. Il primo annuncio pubblicitario risale al 1479 e promuoveva il negozio di libri di un certo William Caxton, ma bisogna attendere l’inizio del ‘600  e spostarsi a Parigi per vedere nascere la prima gazzetta dedicata agli annunci pubblicitari a pagamento. L’idea piacque così tanto che si diffuse presto in tutta Europa e poi nel mondo e ancora oggi i giornali di annunci pubblicitari resistono alle innovazioni del tempo. Ma ovviamente in quel periodo l’utenza era molto limitata e la pubblicità raggiungeva un numero strettissimo di persone: quelle che poi sarebbero divenute la base forte della borghesia nascente.

Facciamo un passo avanti e arriviamo all’800, secolo che segna la nascita della cartellonistica pubblicitaria e del packaging. Sono alcuni imprenditori americani i primi a vendere i propri prodotti in contenitori personalizzati con il logo aziendale e la moda prende rapidamente piede perché ci si rende conto che così si ha un ottimo ritorno di immagine. Ma ci vuole qualcosa di impatto per raggiungere più consumatori in un solo colpo: i cartelloni pubblicitari. Affissi sui muri degli edifici delle città  che daranno lavoro a centinaia di artisti, capaci di creare vere e proprie opere d’arte.

Nel 1904 viene proiettato a Parigi il primo spot promozionale: Moet et Chandon, girato niente meno che dai fratelli Lumière e nel 1922 una radio newyorchese emise il primo messaggio promozionale della durata di ben 10 minuti. Da qui in poi è tutto un nascere di agenzie pubblicitarie, concessionari di spazi pubblicitari, teorizzazioni, metodi, applicazioni e strategie di marketing che vennero ulteriormente esasperate, dagli anni 50 in poi, dall’avvento della Televisione che trasformò le persone in potenziali clienti facilmente raggiungibili e vogliosi di risollevare le proprie sorti dopo due guerre mondiali e una bella crisi economica. Il tutto per rendere commerciale e appetibile la tendenza che ancora domina il nostro tempo: il consumo di beni e servizi per dimostrare il proprio benessere sociale.

E poi facciamo un salto in avanti, dagli anni 90 in poi, per trovarci di fronte al consumatore moderno e a tutta la sua sagacia. È lui, lo smaliziato, il diffidente, il furbo consumatore moderno a dettare legge in materia di pubblicità, facendo impazzire gli esperti di marketing per trovare sempre nuove idee per stupirlo, blandirlo e fidelizzarlo. Promozioni, offerte, articoli personalizzabili, campioni omaggio, immagini di impatto, belle donne, simpatici siparietti, situazioni erotiche, leve psicologiche…di tutto, pur di farsi pubblicità.

Ti potrebbe anche interessare…

10 incentivi emotivi per ottenere pubblicità gratuita dal passaparola

10 incentivi emotivi per ottenere pubblicità gratuita dal passaparola

Non è una novità dei giorni nostri l’uso e la validità del passaparola per raggiungere i propri obiettivi aziendali: incremento vendite, allargamento della community, ecc. Tradizionalmente il passaparola veniva diffuso “a voce” da una persona all’altra sulla base di una raccomandazione e di una relazione personale basata sulla fiducia. Ora, nel nostro mondo iperconnesso a livello globale, si aprono un ventaglio di possibilità creative ed efficaci per ottenere visibilità e rafforzare il nostro brand.

Incentivi economici per ottenere pubblicità gratuita dal passaparola

Incentivi economici per ottenere pubblicità gratuita dal passaparola

Per un’azienda, vale la pena di investire tempo e denaro nella pianificazione di una strategia di passaparola che, anche attraverso l’attribuzione di incentivi ai clienti, riesca a creare una pubblicità positiva intorno al brand e generare risultati?
Per moltissime aziende a livello globale, oggi la risposta è Sì.
L’efficacia di tali strategie è sempre garantita?
I risultati possono essere sicuramente notevoli – moltissime ricerche nell’ultimo decennio lo provano – se evitiamo di commettere alcuni tra gli errori più comuni.
Il marketing del passaparola è, tra l’altro, relativamente meno costoso di altre forme pubblicitarie sebbene sia necessario considerare sempre un investimento in termini di tempo ed economico (acquisto software, servizi e premi).

Ecco perché il passaparola per molte aziende non funziona

Ecco perché il passaparola per molte aziende non funziona

Diverse ricerche realizzate negli ultimi anni, confermano che quasi la metà delle aziende a livello globale fa abitualmente affidamento su strategie di passaparola, per aumentare le vendite o generare lead. Un colosso mondiale come Starbucks ha perfino scelto di non investire in forme di pubblicità tradizionale puntando sulla creazione (perlopiù sui social) di quel “senso di comunità” che ha reso sempre più attivi i suoi supporter. Negli ultimi decenni sono stati condotti moltissimi studi sul marketing del passaparola.